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Cambiare le caratteristiche delle slot? Riflessioni di un gestore

Oggi le slot hanno caratteristiche strutturali e di esercizio con pregi e difetti sui quali non mi dilungo, e che tutti i gestori conoscono perfettamente. Altrettanto nota, poi, è la cronica carenza di liquidità che contraddistingue il comparto, alle prese con margini di ricavo risicati spesso insufficienti per progettare un sistematico rinnovo del parco macchine, e comunque storicamente già dilapidati anche da aggiornamenti dei prodotti esorbitanti le libere scelte imprenditoriali di investimento.
Questa è la realtà, che, sulla base del buon senso, ritengo estensibile a tutte le tipologie di gestori, dai più grandi ai più piccoli, da quelli operanti in zone più sottoposte a crisi economica, a quelli più fortunati che raccolgono gioco nelle aree dove l’utenza ha ancora buona capacità di spesa.
Sulla base di questa realtà “uscire” con una proposta di cambiamento delle caratteristiche delle awp, “TANTO PER CAMBIARE”, rischia di essere operazione caratterizzata solo da negatività, senza alcuna possibilità di sortire alcun effetto benefico, neppure per quel comparto produzione che potrebbe solo teoricamente essere rilanciato dalla nascita di un nuovo prodotto: va de sé, infatti, che per vendere occorre una clientela in grado di spendere, e, pertanto, il punto resta quello di ideare un sistema che consenta al gestore di “fare più ricavi”, o quantomeno di smarrirne sensibilmente meno di quello che oggi accade.
D’altra parte la comparsa delle VLT sarà un evento che esaspererà i difetti delle attuali new slot e ne attenuerà i pregi, ovvero, per dirla in “soldoni”, comporterà un inevitabile declassamento di appetibilità dei nostri congegni ancora ispirati a tecnologie superate per il gambling (moneta metallica in – moneta metallica out, ciclo chiuso, vincita limitata, pay out ridotto, ecc. ecc.).
A ciò si aggiunge che “storicamente” ogni barricata all’avanzamento della tecnologia nel campo del gioco è una battaglia persa, risultando sempre vincente quel modo di ragionare attraverso il quale si riesce a trovare la strada per percorrere le novità e non quello che pensa di bloccarle.
L’annosa risposta al dilemma, pertanto, passa attraverso la risoluzione del problema centrale della categoria, ovvero acquisire lo status di “subappaltatore” necessario di quel “servizio pubblico essenziale” che oggi si chiama gioco lecito, in grado di rivendicare quelle percentuali di ricavo e quelle condizioni di lavoro indispensabili per realizzare quell’opera pubblica che si chiama “distribuzione del gioco e gestione del punto di raccolta”.
Con l’attuale status, gli investimenti si declassano a costi, ma con un nuovo vestito giuridico e tributario la situazione potrebbe essere diversa. Oggi l’obiettivo è spendere il meno possibile perché il costo è quasi sempre una perdita, domani la situazione potrebbe essere diversa.
Per questa ragione ritengo che i produttori interessati alla permanente esistenza di una clientela quantitativamente assimilabile a quella attuale, dovrebbero sostenere i gestori e le iniziative che le rispettive associazioni portano avanti per acquisire una condizione giuridica di operatore riconosciuto, selezionato, “patentato”, portatore di uno status giuridico di organismo necessario della filiera. Nessun mercato si potrebbe reggere con 10 clienti, e quindi ritengo sia giunta l’ora di chiarire se “venga prima l’uovo o la gallina”. Per come la penso io, oggi il gestore (una certa categoria di gestori) è la priorità.
Ciò che andrebbe messo avanti a tutto è la sua salvaguardia come impresa organizzata, strutturata, selezionata qualitativamente sulla base dei suoi processi aziendali, riconosciuta come elemento deputato al mantenimento dell’offerta di gioco lecito e sottoposta ad una concorrenza parametrata solo sull’efficienza del suo servizio.

Solo se si arriverà a questo, ci sarà ancora un mercato per tutti i nuovi prodotti che l’evoluzione tecnologica potrà mettere a disposizione dell’evoluzione normativa.