AS.TRO Assotrattenimento 2007

Centocinquantamilioni di aumento Preu per l’assistenza ai disabili. La destinazione di scopo del PREU la contro-proposta di AS.TRO

Leggiamo e commentiamo la notizia in virtù della quale la Commissione Affari Sociali della Camera avrebbe avviato l’iter legislativo per proporre l’aumento del PREU finalizzato al reperimento di centocinquanta milioni di euro, necessari per l’assistenza ai disabili.

Tale proposta, da un lato, inorgoglisce il settore, che da tempo invoca l’obbligatorietà della preventiva e inderogabile destinazione di scopo di ogni singolo euro percepito dall’erario come provento delle attività di gioco lecito, dall’altro preoccupa l’industria del gioco lecito per la oggettiva incapacità del sistema di assorbire un ulteriore inasprimento tributario.

Una proposta siffatta non può che essere strutturata secondo i seguenti parametri. Individuazione della percentuale di PREU da ritoccare in rapporto ai volumi di raccolta 2011 o 2012, sino al raggiungimento dell’importo desiderato. Considerando un “volume medio di raccolta” di 30 miliardi di euro, quindi, la somma di 150 milioni equivale allo 0.5% del PREU, ovvero un aumento della tassazione equivalente alla metà del margine di resa della filiera gestionale (che appunto è dell’1%). Ciò comporterebbe il licenziamento di circa 7.000 addetti di comparto (parliamo di lavoratori a tempo indeterminato con piena e regolare contribuzione previdenziale in ragione di circa un migliaio di euro – mese ciascuno), con gravi ripercussioni sul sistema – Inps.

A ciò si aggiunge che la raccolta per l’anno 2013, rischia di diminuire sensibilmente se l’operatività funzionale delle awp sarà effettivamente connotata dalle nuove regole tecniche allo studio dell’Amministrazione.

Il gioco lecito garantisce circa 10 miliardi l’anno di introiti erariali, somma importante, ma che diluita nel complessivo bilancio statale perde quella che dovrebbe essere la sua funzione naturale, ovvero il bilanciamento tra impatto sociale del gioco e benefici per il territorio ad “ospitarlo e offrirlo al pubblico”.

Alla nota sensibilità della Commissione della Camera, quindi, si rivolge l’invito ad analizzare la mole di risorse che potrebbero essere destinate all’assistenza delle situazioni socialmente sensibili se i territori potessero ricevere l’introito del “loro” gioco, ovvero quello che, in gran parte, è frutto di spesa “locale”, con obbligo di utilizzo di detti fondi solo per scopi preventivamente stabiliti e conosciuti (e quindi giudicabili) dai cittadini.

Non si propone una “partita di giro” per scongiurare un inasprimento fiscale (10 miliardi in meno per l’Erario e 10 miliardi in più per i Territori), ma si sottolinea una evidenza incontestabile: dotare le realtà locali dei fondi necessari per curare il benessere delle rispettive comunità costituisce investimento strutturale in grado di generare comunità di giocatori responsabili e duraturi, eliminando tutti quegli effetti collaterali oggi connessi al fatto che lo Stato deve contemporaneamente proporsi come promotore e limitatore della propensione al gioco dei cittadini.

Che il gioco di sorte con premio in denaro sia un servizio di intrattenimento diverso dal cinema è evidente, ma la sua demonizzazione, o, peggio, la sua valutazione solo come strumento di “cassa” pone in difficoltà le Istituzioni di controllo e vigilanza e allontana gli investimenti, portando all’assimilazione tra gioco lecito – autorizzato – tassato con le attività illegali.

Stabilire che ogni singolo euro incamerato debba essere devoluto al territorio che lo ha raccolto, e destinato solo per determinati scopi di servizio ai cittadini è una operazione di grande laicità di governo, ma al tempo stesso inducono le collettività a “ragionare” sul gioco e non a “subirlo” come mero fattore di attrazione messogli a disposizione sotto forme equivoche (promozione da un lato, campagne di disincentivazione dall’altro). L’incremento della raccolta sarebbe assicurato al pari della effettiva messa in sicurezza dei cittadini rispetto a fenomeni di eccesso, per i quali sarebbero già stati adeguatamente istruiti proprio tramite i servizi finanziati dalle descritte devoluzioni.

Nella speranza che l’argomento trattato possa sortire l’effetto di avviare una discussione istituzionale e un progetto di fattibilità normativa, si inoltreranno le considerazioni svolte ai Componenti della Commissione Affari Sociali della Camera.

Leggiamo e commentiamo la notizia in virtù della quale la Commissione Affari Sociali della Camera avrebbe avviato l’iter legislativo per proporre l’aumento del PREU finalizzato al reperimento di centocinquanta milioni di euro, necessari per l’assistenza ai disabili.

Tale proposta, da un lato, inorgoglisce il settore, che da tempo invoca l’obbligatorietà della preventiva e inderogabile destinazione di scopo di ogni singolo euro percepito dall’erario come provento delle attività di gioco lecito, dall’altro preoccupa l’industria del gioco lecito per la oggettiva incapacità del sistema di assorbire un ulteriore inasprimento tributario.

Una proposta siffatta non può che essere strutturata secondo i seguenti parametri. Individuazione della percentuale di PREU da ritoccare in rapporto ai volumi di raccolta 2011 o 2012, sino al raggiungimento dell’importo desiderato. Considerando un “volume medio di raccolta” di 30 miliardi di euro, quindi, la somma di 150 milioni equivale allo 0.5% del PREU, ovvero un aumento della tassazione equivalente alla metà del margine di resa della filiera gestionale (che appunto è dell’1%). Ciò comporterebbe il licenziamento di circa 7.000 addetti di comparto (parliamo di lavoratori a tempo indeterminato con piena e regolare contribuzione previdenziale in ragione di circa un migliaio di euro – mese ciascuno), con gravi ripercussioni sul sistema – Inps.

A ciò si aggiunge che la raccolta per l’anno 2013, rischia di crollare in ragione di almeno il 30%, con picchi del 50-55% per l’annualità successiva, per poi assestarsi su una contrazione, a regime, del 40-45%, se l’operatività funzionale delle awp sarà effettivamente connotata dalle nuove regole tecniche allo studio dell’Amministrazione.

Il gioco lecito garantisce circa 10 miliardi l’anno di introiti erariali, somma importante, ma che diluita nel complessivo bilancio statale perde quella che dovrebbe essere la sua funzione naturale, ovvero il bilanciamento tra impatto sociale del gioco e benefici per il territorio ad “ospitarlo e offrirlo al pubblico”.

Alla nota sensibilità della Commissione della Camera, quindi, si rivolge l’invito ad analizzare la mole di risorse che potrebbero essere destinate all’assistenza delle situazioni socialmente sensibili se i territori potessero ricevere l’introito del “loro” gioco, ovvero quello che, in gran parte, è frutto di spesa “locale”, con obbligo di utilizzo di detti fondi solo per scopi preventivamente stabiliti e conosciuti (e quindi giudicabili) dai cittadini.

Non si propone una “partita di giro” per scongiurare un inasprimento fiscale (10 miliardi in meno per l’Erario e 10 miliardi in più per i Territori), ma si sottolinea una evidenza incontestabile: dotare le realtà locali dei fondi necessari per curare il benessere delle rispettive comunità costituisce investimento strutturale in grado di generare comunità di giocatori responsabili e duraturi, eliminando tutti quegli effetti collaterali oggi connessi al fatto che lo Stato deve contemporaneamente proporsi come promotore e limitatore della propensione al gioco dei cittadini.

Che il gioco di sorte con premio in denaro sia un servizio di intrattenimento diverso dal cinema è evidente, ma la sua demonizzazione, o, peggio, la sua valutazione solo come strumento di “cassa” pone in difficoltà le Istituzioni di controllo e vigilanza e allontana gli investimenti, portando all’assimilazione tra gioco lecito – autorizzato – tassato con le attività illegali.

Stabilire che ogni singolo euro incamerato debba essere devoluto al territorio che lo ha raccolto, e destinato solo per determinati scopi di servizio ai cittadini è una operazione di grande laicità di governo, ma al tempo stesso inducono le collettività a “ragionare” sul gioco e non a “subirlo” come mero fattore di attrazione messogli a disposizione sotto forme equivoche (promozione da un lato, campagne di disincentivazione dall’altro). L’incremento della raccolta sarebbe assicurato al pari della effettiva messa in sicurezza dei cittadini rispetto a fenomeni di eccesso, per i quali sarebbero già stati adeguatamente istruiti proprio tramite i servizi finanziati dalle descritte devoluzioni.

Nella speranza che l’argomento trattato possa sortire l’effetto di avviare una discussione istituzionale e un progetto di fattibilità normativa, si inoltreranno le considerazioni svolte ai Componenti della Commissione Affari Sociali della Camera.

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