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Puglia: un’altra regione si appresta a sfrattare il gioco (ma solo quello lecito)

Giovedì prossimo andrà in votazione all’Assemblea Elettiva della Puglia un progetto di legge regionale “fotocopia” rispetto alla Liguria, con la sola aggravante di elevare a 500 metri il “distanziometro” dai luoghi sensibili (all’evidente fine di raggiungere con più certezza l’espulsione delle apparecchiature legali dal Territorio).

Come per la Liguria, anche la Puglia propone il “conto alla rovescia”, ovvero la valenza di cinque anni delle autorizzazioni in essere, dopodiché la “sensibilizzazione” del Territorio impedirà il rinnovo delle installazione presenti.

Impugnare le Leggi regionali spetta solo al Governo, cui spetterebbe anche salvaguardare il contesto  generale su cui si fonderà l’articolo 14 della legge delega fiscale in discussione nelle commissioni del Senato. E’ chiaro, infatti, che potrebbe non avere molto senso “riordinare” un settore del gioco lecito, oramai ridotto alla sola Emilia Romagna, Marche,  e a qualche altro spicchio di territorio ancora propenso a considerare la Legge dello Stato un punto di riferimento e non un avversario da contrastare.

AS.TRO non può certo riuscire a far convocare audizioni in tutta Italia e a far trionfare – da sola – quel buon senso che in alcune importanti aree del Paese ha reso possibile contemperare l’interesse pubblico (e non la demagogia) con l’interesse industriale insediato, proprio grazie alla interlocuzione e alla partecipazione confindustriale al dibattito.

Al Governo, pertanto, si rivolge l’ennesima istanza di “interna autotutela” dell’unica industria rimasta come circuito economico totalmente regolamentato da soli provvedimenti del Dicastero dell’economia. Senza impugnazioni alla Consulta il messaggio che al settore verrà rivolto sarà all’insegna della dismissione del comparto per “criticità mediatica”.

I miliardi del PREU, pertanto, si avviano progressivamente all’evanescenza, cui dovrà seguire un disperato ricorso alla creatività della ragioneria.

Tutto lecito!

Almeno l’onore delle “armi”, però, potrebbe essere concesso ad un settore che ha investito nel progetto statale diversi miliardi di euro negli ultimi 9 anni: si annunci ai cittadini che stanno per essere liberati dal “giogo delle slot”, e quanto ciò costerà loro in termini di innalzamento della pressione fiscale e depauperamento del welfare per il prossimo anno.