AS.TRO Assotrattenimento 2007

Legge delega fiscale: precisazioni in merito ai bozzoni “circolanti”.

Disciplinare il gioco “autorizzato”, e quindi distinguere tra gioco lecito e gioco illegale, non è banale, e dove si accede a questa impostazione la normativa di riferimento è molto sintetica, chiara, spietata, in certi casi, nell’attribuire precise competenze funzionali di carattere esclusivo che prevengano il sovrapporsi o il conflitto di Organi e Istituzioni. Anche fiscalmente non sono ammesse idee confuse, doppie imposizioni, doppie basi imponibili, e pressioni fiscali non competitive per un asset industriale a cui si chiede (normalmente) un ritorno sociale di occupazione e benessere per il territorio da rendere “evidente” il contraltare tra “impatto” da gioco e “beneficio” da gioco.

L’attuale normativa Italiana è un esempio di “sovrapposizione e conflitto” all’ennesima potenza, una autentica cornice di conflittualità intrecciate che, di fatto, trasformano gli apparecchi da gioco legale in un prodotto da “distribuire quasi di nascosto”, mentre le variopinte offerte illegali camuffate in vario modo possono fruire della luce del sole.

L’Italia, dal canto suo, è ancora lo Stato in cui si discute da 30 anni sulla bonifica a cui sottoporre una burocrazia pubblica che costa molto e che, pare, produca molto poco.

Ecco quindi che “il bozzone” sull’articolo 14 della legge delega fiscale “si apprezza” (si fa per dire) per l’enormità di refusi che contiene, per lo spacchettamento di un unico profilo in varianti diverse, rispettivamente vietate – regolamentate – discriminate – agevolate – chiaramente collocate in definiti perimetri e allo stesso tempo espulse dai perimetri stessi.

Le c.d. normative locali anti-slot che la legge delega semplicemente chiedeva di “cancellare” tramite una normativa nazionale, sono fatte oggetto, nelle ipotesi di decreto attuativo, di così tanti percorsi revisionali e di filosofica definizione che tutto ci si può attendersi in futuro tranne che “l’appianamento immediato e definitivo della questione dei territori”.

Il gestore di apparecchi appare, poi scompare, poi riappare con limitazioni quantitative, ma poi sparisce di nuovo tramite il rimando a futuri decreti Ministeriali che dovranno disciplinarne i requisiti, peraltro già elencati nel “bozzone” stesso, e che pertanto riguarderanno “fattezze” ancora più dettagliate rispetto al mero dimensionamento aziendale e ai requisiti soggettivi e di onorabilità. Idem per il costruttore.

I locali abilitati all’installazione di apparecchi da gioco (ciò che in gergo tecnico qualcuno chiama ancora “mercato” , ovvero “bacino di raccolta”) formano una realtà totalmente “liquida”, la cui normativa “abbozzata” altro non è se non un “generalizzata” annientamento dell’attuale mercato, ricostruibile in gran parte tramite eccezioni e ipotesi di esonero da obblighi, a loro volta condizionati e variegati.

Corre la memoria al servizio di report in cui il giornalista effettua un servizio in una cittadina tedesca per “acquisire” il regolamento edilizio del Comune, e ne esce con due fogli, mentre i suoi colleghi di “Bologna e Roma” (impossibilitati a reperire il materiale presso gli Uffici pubblici) si recano presso studi professionali per vedersi mostrare una intera scrivania piena dei numerosi faldoni che compongono la “principale” normativa. Per inciso si evidenzia che in Germania si costruisce di più e meglio rispetto all’Italia, a costi enormemente più bassi e con una generalizzata soddisfazione del “pubblico” e “del privato”.

Può il gioco proiettarsi in un contesto “pre-italico?” Difficile. Ecco quindi che bozze e bozzoni risultano destinati a una funzione molto simile a quella oggi assegnata ai regolamenti edilizi. Chiediamoci come si costruisce in Italia e gli effetti diventano prevedibili.

Non di meglio hanno fatto sino ad ora le regioni con i loro distanziometri metrici, sui quali il più “autentico” dei commenti politici può desumersi dalle recenti dichiarazioni del consigliere della Regione Puglia, che si riportano integralmente per non intaccarne la “chiarezza” espositiva.

La legge regionale sul gioco d’azzardo va modificata e integrata in alcuni aspetti per impedire che gli sforzi della Puglia, una delle poche Regioni che ha messo a punto una normativa ad hoc per contrastare il fenomeno, vengano assolutamente vanificati e anzi favoriscano il gioco non autorizzato”. “Secondo gli ultimi dati forniti dalle forze dell’ordine nel 2014 in Puglia ci sono due agenzie non autorizzate per ogni punto scommesse regolare. I bookmaker senza autorizzazione sono praticamente raddoppiati dal 2013 lievitando a 1.500, contro poco meno di 800 sale regolari. Questo fenomeno preoccupante – ha continuato Epifani – è legato all’approvazione della legge regionale pugliese a fine 2013 la quale ha previsto, per i soli punti scommesse autorizzati, il cosiddetto distanziometro (l’obbligo di almeno 500 metri dai luoghi sensibili). La norma in questione ha limitato fortemente l’attività degli esercizi legali, favorendo paradossalmente il proliferare dei bookmaker senza autorizzazione i quali, non riconoscendosi nelle leggi italiane, non rispettano alcun obbligo. La situazione è ancora più paradossale nei piccoli Comuni dove, a causa delle distanze ristrette, i punti vendita regolarmente autorizzati non possono aprire, mentre i Centri trasmissione dati (Ctd ovvero i punti scommesse non autorizzati) proliferano sensibilmente. Rispetto a questo stato di cose, poco potrà fare la sanatoria prevista dalla legge di stabilità per i punti non autorizzati, considerato che la misura eccezionale aiuterà solo i grossi concessionari (poiché obbliga il titolare del punto scommesse senza autorizzazione a collegarsi a un concessionario già esistente) e che comunque consentirà ai Ctd di acquisire il diritto a gestire un punto scommesse per due anni con poche migliaia di euro (15-16 mila euro tra sanatoria e imposte arretrate). Al di là di questa sanatoria con la quale verrà regolarizzata solo una piccola parte dei Centri trasmissione dati presenti in Puglia, la maggioranza dei punti scommesse continuerà a operare senza sottostare alle norme previste dalla legge regionale, come il distanziometro e il divieto di ingresso dei minori nelle sale. Di conseguenza nel 2014 i gestori della rete legale hanno registrato un calo dell’attività di quasi il 50 percento e molti di loro, a causa delle norme restrittive e dell’aumento dei costi di gestione che ne derivano, stanno decidendo di chiudere mettendo a rischio 3-4 mila posti di lavoro. Questa situazione paradossale e pericolosa necessita da parte della Regione misure concrete che impediscano ad una delle poche leggi regionali messe a punto per limitare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico di trasformarsi invece in un dispositivo che favorisce il proliferare dei centri non riconosciuti e che danneggia invece quelli autorizzati”.

Avv. Michele Franzoso

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