AS.TRO Assotrattenimento 2007

Riduzione AWP e aumento PREU: appello al Governo per maggiore equità e tutela dei posti di lavoro

In questi giorni due appuntamenti possono sancire la sorte di un segmento industriale, quello delle awp, caratterizzato da decine di migliaia di addetti diretti e decine di migliaia di posizioni lavorative collegate ad esso.

Da un lato, la conversione del decreto legge n. 50 (la c.d. manovra di aggiustamento dei conti pubblici), che nel suo testo attuale sancisce l’implosione per soffocamento fiscale delle attività economiche di comparto; dall’altro lato, la Conferenza Unificata Stato –Enti Locali, che, nel suo attuale “stato di avanzamento”, prospetta un percorso di accorciamento della filiera awp per “azzeramento progressivo” di asset e porzioni di rete distributiva, contestuale alla riduzione del numero degli apparecchi.

L’industria del gioco lecito (di cui la filiera awp è componente fondamentale), ha prospettato e documentato la insostenibilità dei due “percorsi” sopra descritti (nei termini in cui sono stati concepiti), ma si è anche messa a disposizione, sia per compartecipare agli sforzi di risanamento dei conti pubblici (a cui la “manovra di aggiustamento è finalizzata), sia per attualizzare un programma di riduzione degli apparecchi awp funzionale ad una migliore gestione della questione territoriale.

Equità e tutela del lavoro di decine di migliaia di persone, sono le uniche condizioni che si sono poste, o per meglio dire, le uniche “caratterizzazioni specifiche” delle controproposte avanzate agli interlocutori istituzionali.

In un periodo così difficile per l’occupazione in Italia, accorciare le filiere che industrialmente sono virtuose (perché “reggono il mercato”), e che fiscalmente sono anche performanti, non ha una plausibile giustificazione e neppure una comprensibile logica istituzionale.

In tempi “duri” per il lavoro, in contesti industriali spesso votati a sacrificare i lavoratori pur di reperire cinici acquirenti di aziende in crisi, le filiere non vanno accorciate per “principio”, ma semmai allungate sino al massimo limite di tollerabilità del mercato. La certezza quasi – matematica di non – ricollocamento delle maestranze oggi a rischio (non per crisi industriale, ma per “istituzionale approccio”) costituisce, infatti, un fenomeno che “chiunque” dovrebbe avvertire come “punto di non ritorno”, come fenomeno da prevenire, e soprattutto come “partita” non contro-bilanciabile con nulla.

Equità e tutela del lavoro, pertanto, si traducono in due semplici appelli che AS.TRO non si stancherà mai di rinnovare, quantomeno per senso del dovere nei confronti delle tante persone che traggono dal settore l’unica fonte di reddito, ma anche per quella lealtà istituzionale che impone di segnalare ai “decisori” gli effetti pubblici negativi che si ricollegano a determinate soluzioni inique.

Si fa appello anche ai trascorsi sindacali del sottosegretario con delega al gioco pubblico, sicuramente non così lontani per aver già reso evanescente il significato della tutela del lavoro e il dovere di attenzione che ogni accorciamento di filiera comporta.

Sul fronte fiscale, poi, in vista dell’audizione richiesta dal membro dell’esecutivo sulla materia dei prelievi, si segnala al Governo la necessità di mantenere “almeno qualche presupposto” in grado di attualizzare i risultati di maggior incasso erariale a cui sono legate le disposizioni di innalzamento PREU: il mero soffocamento fiscale di un segmento che – allo stato attuale – è ancora quello incaricato di raccogliere una parte di fiscalità indispensabile per i flussi correnti, vanifica e non certo consolida le aspettative di maggior gettito.

Equità e tutela del lavoro, in questo ambito, si traducono pertanto in celeri decisioni di razionale coinvolgimento delle altre realtà del settore per raggiungere le cifrature promesse all’UE, ripartendo equamente i sacrifici, recuperando i preziosi contributi tecnici della Corte dei Conti e dell’Agenzia delle Dogane in merito ai margini di sostenibilità di certe soluzioni, e le riflessioni dei magistrati della DDA sui pericoli connessi alla rapida dismissione di una rete generalista forse difficile da controllare in tempo reale, ma sicuramente non “devolvibile” a mercato brado per l’illegalità.

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