AS.TRO Assotrattenimento 2007

Rinvio della Conferenza Unificata: le ragioni dell’ennesimo mancato accordo

La proposta Governativa sul gioco lecito, avanzata alla Conferenza Unificata, dice in sostanza sempre la stessa cosa: oggi ci occupiamo delle AWP a moneta metallica con vincita limitata e giocata a un euro, installate in bar e tabacchi, e poi, chissà quando, ci occuperemo del resto.

Su questa piattaforma si sono costruiti nel tempo dei “correttivi” ma di fatto si è sempre evitato di comprendere le ragioni del “no” delle Regioni, per le quali il gioco lecito è diventato un problema dopo che il loro territorio è stato colonizzato da migliaia di sale, e non da quando l’AWP autorizzata è comparsa in bar e tabacchi in sostituzione dei videopoker “non regolamentati”.

Non è quindi “strano” che le Regioni rifiutino un’intesa che rimanda sine die il problema della pubblicità, del gioco on line, il problema delle estrazioni virtuali ogni 5 minuti che tengono i pensionati attaccati al monitor per ore, e le “lenzuolate” di lotterie istantanee che coprono persino gli espositori delle sigarette e gli scaffali delle bottiglie del bar.

Non è quindi strano che le Regioni non provino interesse verso quell’ossessione governativa di “accorciamento della filiera delle AWP”, in quanto essa si risolve in una questione di imposizione di mercato dall’alto, senza positivi impatti socio-sanitari.

Il Governo, pertanto, ha la possibilità di superare gli ostacoli che incontra la propria piattaforma, solo se ne cambia il taglio.

Da manovra taglia-solo AWP, e di accorciamento della filiera degli apparecchi, la si trasformi in provvedimento:

  • di “riduzione orizzontale ed elevazione qualitativa di tutta l’offerta di gioco lecito, nessun prodotto escluso, sia esso terrestre o telematico” (mettendo in chiaro l’aliquota di fiscalità che l’Erario sacrifica per diminuire l’invasività distributiva e accettare una “vendita” più responsabile del prodotto gioco);

  • di riduzione immediata e concreta della pubblicità,

  • di salvaguardia dell’occupazione del settore e di tutela dei giocatori attraverso modifiche tecniche ai “prodotti” che li rendano più conformi alle esigenze imposte dalla modernità e alle realtà europee (dove nessuno parla di piaga dell’azzardo).

La norma istitutiva dell’intesa Stato – Conferenza Unificata, sul riordino del gioco lecito, fissa paletti molto chiari: tutelare l’erario, il giocatore, il territorio.

Un provvedimento che non preveda “ulteriori colonizzazioni”, evolva i prodotti, ottimizzi la prevenzione anestetizzando la pubblicità, e al tempo stesso riduca contemporaneamente l’offerta di tutte le proposte di gioco lecito, ri-qualificandole con la formazione, soddisfa la ratio della norma.

Un siffatto provvedimento – qualora non accettato da Regioni e Enti Locali –“stanerebbe” l’ideologia di antagonismo e di abolizionismo, legittimando altresì la prerogativa Governativa di salvaguardare anche autonomamente i principi della Legge.

L’attuale proposta non ha questi contorni, ed è soprattutto la sua ostinata circoscrizione alla sola riduzione delle AWP, e della rispettiva filiera, che la relega “allo stallo”.

Agli Enti Locali, infatti, può anche far piacere che sparisca la slot “dal bar del curato”, ma per tale modesto risultato non saranno mai disposti a digerire uno scenario di migliaia di nuove sale, gioco on line al + 19% annuo di crescita, pubblicità inalterata per chissà quando, pensionati ipnotizzati a “grattare” o a scrutare lo schermo delle estrazioni virtuali, e per finire decine di migliaia di lavoratori espulsi dalla filiera AWP accorciata (per “cosmesi di modello”) sul “groppone” del welfare regionale.

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