AS.TRO Assotrattenimento 2007

710 apparecchi da gioco “definiti irregolari” su 400.000. Il settore awp vanta un’illegalità dello 0,18%

Dalla nota di aggiornamento al DEF, approvata dal Consiglio dei Ministri e in procinto di essere presentata formalmente alle Camere, emergono 4 dati significativi:

  • l’aumento del PREU è stata l’unica fonte di reperimento di maggiori entrate con efficacia sul 2017;

  • il settore del gioco legale presenta un profilo di evasione-elusione fiscale di bassa/irrisoria incidenza (solo 30 milioni il complessivo importo tra sanzioni amministrative e maggiori imposte accertate a carico di un circuito che fattura 8-9 miliardi di euro, ovvero lo 0,25%);

  • gli apparecchi sequestrati nel corso di circa 27.000 controlli, mirati solo sulla conformità (strutturale e di funzionamento) alla normativa, sono stati 710 ovvero lo 0,18% del “parco awp nazionale”;

  • forte preoccupazione è stata espressa – e ben due piani strategici di intervento sono stati elaborati in relazione ad essa – per quanto attiene al gioco allestito dalla criminalità in forme totalmente illegali, ovvero tramite totem e piattaforme online clandestine.

L’analisi del complesso documento di programmazione economico-finanziaria necessiterà di alcune ulteriori sessioni di studio da parte del Centro Studi AS.TRO e, quindi, attraverso la presente nota si anticipano solo i capisaldi di una “fotografia” che individua, negli apparecchi da gioco lecito, un “presidio pubblico” tanto per la finanza erariale, quanto per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del gioco illegale gestiti dalla criminalità.

Solo ad un settore che annovera indici di criticità dello “zero virgola”, infatti, può essere riconosciuto il ruolo sia di fattore di tutela per l’utenza (che beneficia del mancato contatto con le offerte illegali di gioco) sia di primario sostegno ai flussi di cassa erariali.

Dal punto di vista socio-industriale, si aggiunga il valore ulteriore del lavoro (e dell’occupazione stabile espressa dal settore) che risulta straordinariamente elevato posto che, nessun altro bacino di fatturato di pari entità può esprimere un riflesso occupazionale di decine di migliaia di addetti diretti e altrettanti coinvolti nell’indotto. Solo l’economia del turismo può fornire indici similari, benché le centinaia di migliaia di addetti di tale settore siano sempre di più precari ovvero sforniti di contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Questo settore non è “compatibile” con la Legislazione vigente di 13 Regioni, la maggior parte delle quali in deficit o in contenzioso con lo Stato per plurimi aspetti (dall’ICI all’IMU, dai rifiuti alle quote latte) e, sino all’accordo raggiunto tra Governo e EELL, non sembrava ci potesse essere un modo per fare accettare ai Territori l’unica industria che “sgarra” in termini di “zero virgola” e che, in tempi di emergenza finanziaria, fa evitare l’aumento dell’IVA.

Non è possibile decifrare, oggi, cosa cambierà in queste Leggi Regionali a seguito dell’intesa, ma le “anticipazioni” che ne evidenziano la “irrilevanza” ai fini del mutamento delle normative restrittive/espulsive del gioco lecito, fanno riflettere: o stanno nascendo economie nuove in grado di restituire ai Territori i medesimi apporti occupazionali e imprenditoriali idonee altresì a far pervenire all’Erario statale le stesse risorse che il gioco garantisce da anni, oppure si sta sconfinando in un alveo di “semi-serietà” molto pericoloso.

I filosofi possono ancora permettersi pensieri liquidi e logiche variabili, chi amministra un Paese con uno dei debiti pubblici più alti al mondo, no.

Avv. Isabella Rusciano

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