AS.TRO Assotrattenimento 2007

Appello all’assessorato al lavoro della Regione Piemonte: non si creino lavoratori di serie A e lavoratori di serie B

I lavoratori appartengono ad una “categoria” umana e sociale per cui il solo pensiero di poter “distinguere” l’oggetto della produzione a cui sono addetti come motivo di “selezione” per la difesa del loro posto dovrebbe considerarsi ripugnante o, comunque, improprio per chiunque rivesta incarichi o ruoli di natura istituzionale.

Ben fa, pertanto, l’Assessore al Lavoro della Regione Piemonte a mettere in campo tutte le energie e le iniziative di cui l’Istituzione dispone affinché i 140-150 lavoratori della Comital possano sfuggire alla sorte del licenziamento; come ben fanno tutti i sindacati confederati, che in tale realtà industriale sono impegnati, a spronare ed orientare l’intervento istituzionale.

Di fronte ad una Legge Regionale che decreta l’espulsione di tutte le apparecchiature autorizzate al gioco lecito dal 99% del territorio urbano e che, pertanto, impone l’espulsione di tutti gli addetti al settore della distribuzione – manutenzione – raccolta di detti congegni (leciti e forieri di 300 milioni l’anno di proventi erariali maturati in Regione), come va giudicato il silenzio dell’Assessorato regionale e delle “antiche” sigle sindacali?

Sicuramente si apprezza in termini di “assoluta contumacia e indifferenza”, se non proprio nei termini di quella “selezione di genere” che la cultura contemporanea tende (o forse tenderebbe a questo punto) a ripudiare.

Nel Paese capita spesso di essere al cospetto di aziende che – nonostante garantiscano un grande bacino occupazionale– debbano, poi, essere messe in discussione per gli effetti indesiderati che producono sul territorio. Mai, però, si è assistito ad un divieto regionale di “prosecuzione di esistenza” per attività autorizzate prima dallo Stato e, poi, dai singoli Comuni.

Del gioco legale e del rapporto tra questo e il bilancio pubblico si continui ad avere l’idea che si vuole e così sia anche per “gli industriali del gioco”. Prendersela, però, con chi non può difendersi, ovvero con i lavoratori, credendo di infierire contro “i padroni dell’azzardo” azzerandone il business e concedendo loro la causa di licenziamento più inoppugnabile del mondo (il factum principis) è evidentemente un approccio sbagliato.

Comunque sia, migliaia di piemontesi che lavorano per le imprese di gioco insediate in Regione (peraltro tutte censite al pubblico registro dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, quindi, agevolmente conoscibili) e che dal 20 novembre p.v. resteranno senza stipendio, attendono di sapere cosa hanno di “meno” rispetto agli operai “del domopack” e per quale motivo il “non apprezzamento” per l’oggetto del loro lavoro debba trasformarsi (caso unico in Italia) in “discriminazione di genere”.

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