AS.TRO Assotrattenimento 2007

Torino S.O.S. lavoro

Dalle odierne cronache locali, scopriamo che la “metropoli” Piemontese annovera tassi di disoccupazione giovanile fortemente maggiori rispetto alla media “settentrionale” (20%), con alcuni quartieri della città caratterizzati da picchi particolarmente acuti.

Appena ieri, poi, si leggeva della crisi della Burgo e della Comital per le quali il Presidente della Regione e i Sindacati hanno speso enorme impegno e dedizione per scongiurare un paio di centinaia di licenziamenti/esuberi.

L’unica nota positiva, commentano gli esperti, è l’assenza di divario di genere, poichè il lavoro è sempre meno (nonostante chi ce l’ha lavori sempre più ore) sia per le donne che per gli uomini.

In questo quadro “serio” -e per nulla da sottovalutare vista l’importanza del bacino occupazionale ai fini del sostentamento della domanda interna dei prodotti locali (le eccellenze restano tali solo se c’è un mercato che ha uno stipendio per accedervi)- si inserisce la c.d. “liberazione” del Territorio Piemontese dal “giogo” delle AWP.

Le awp sono quegli apparecchi da gioco lecito (controllato e tassato al 66% aggregato dallo Stato) che gli “esperti locali” (politici – intellettuali – funzionari) definiscono – oggi – incompatibili con la realtà urbana delle città piemontesi, benché siano presenti dal 2004, non abbiano elevato il loro numero complessivo di effettive unità “giocanti” all’interno di pubblici esercizi e tabacchi dal 2009 e abbiano, sostanzialmente, sostituito i precedenti “sommersi” videopoker non regolamentati (censiti numericamente nel 2003 in ragione del doppio delle attuali awp).

Detti congegni non sono prodotti in serie in Cina, importati e distribuiti al “volo” nei pubblici esercizi del Piemonte.

Sono costruiti – acquistati – distribuiti – gestiti – manutentati da circa 2.200 persone (l’80% Piemontesi al 100%, il 50% infra-quarantenni) addette presso le oltre trecento imprese del settore insediate in Regione (alcune da addirittura 20-30 anni).

Da detti apparecchi, inoltre, traggono una fonte fondamentale di reddito integrativo più di 5.000 tra bar e tabacchi, per cui 5.000 famiglie “di commercianti piemontesi” dovranno far fronte ad una situazione di probabile sofferenza e indigenza per la prossima cessazione delle rispettiva attività, troppo onerose senza il sostegno dell’offerta integrata di gioco lecito.

Ai cultori della realtà torinese e piemontese spetta la “fotografia futura” di uno scenario che non è dettato dalla crisi economica ma da una Legge Regionale che stabilisce una priorità singolare.

Per prevenire il fatto che nel 2018 ci siano gli stessi nuovi “ammalati di GAP del 2017” -ovvero 200 o poco più (per i quali milioni di euro sono stati stanziati da un Bilancio Regionale evidentemente ricco, benché annebbiato dall’imbarazzante debito torinese, 3,4 miliardi in aumento)- si cancellano gli apparecchi da gioco “da un euro di massima puntata e 100 euro di massima vincita”.

Ovviamente, si lascia il resto dell’offerta di gioco (sulla quale l’utenza si “ri-orienterà” mantenendo inalterata la prospettiva di malattia che si voleva evitare) CANCELLANDO l’unica realtà occupazionale che ancora “reggeva” senza quei sostegni pubblici a cui la manifattura locale accede da sempre in Regione e che, nel distretto Torinese, ha beneficiato di una straordinaria domanda pubblica (quella che ha generato il debito).

In breve: si spendono circa 6 milioni di euro di soldi “piemontesi” per “campagne preventive contro l’azzardo patologico”, si azzerano migliaia di posizioni lavorative a tempo indeterminato del comparto AWP, si mettono sul lastrico migliaia di attività commerciali di quartiere (ovvero le si consegna alla criminalità, pronta a rilevarle o a inquinarle), si lascia inalterata la restante offerta di gioco lecito (cui si aggiungerà quella illegale, “sostitutiva” delle AWP sfrattate).

Il tutto già sapendo che i malati di G.A.P. non diminuiranno (perché, comunque, l’offerta integrata di gioco resta alta ed esasperatamente pubblicizzata per alcuni prodotti rischiosi e, per di più, affiancata da quella illegale) e le migliaia di “nuovi disoccupati” sicuramente non diventeranno una risorsa aggiuntiva per il territorio.

Non è retorica ma cruda realtà.

Quando ogni professione/carica/ruolo diventa “a rischio” per via delle complessità contemporanee, qualche milione di euro da immettere a fondo perduto per una “lotta mediatica” costituiscono il lampante esempio del cinismo moderno: dalla scomparsa di lavoro per tanti si crea il presupposto per mantenerlo per qualcuno.

I sociologi la chiamano “assenza di cultura di Stato”, alcuni la chiamano tutela dal “giogo” dell’azzardo, dimenticandosi però di finire la frase (“ovvero solo dell’azzardo che costa meno, che promette premi minori, che presuppone una forza lavoro pari alla manifattura e una redistribuzione di redditività a tutti i livelli e a cui si deve la sconfitta della illegalità dei videopoker installati sino al 2004 in clandestinità fiscale).

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