AS.TRO Assotrattenimento 2007

Le premesse logiche e scientifiche per uno studio sui dati di gioco

Senza nulla togliere all’estrema validità della recente iniziativa di un importante gruppo editoriale (che ha realizzato un portale con i dati della raccolta lorda di gioco lecito tramite apparecchi in Italia, con un’analisi di dettaglio fino al singolo Comune), appaiono necessarie alcune precisazioni, per fornire un contributo alla conoscenza reale del fenomeno con epurazione di ogni irrazionale percezione. Premesso che ogni forma di trasparenza, particolarmente quando si basa sui numeri, è segno di civiltà, e non può che favorire le decisioni che ciascuna Istituzione, nella sua competenza, è chiamata a prendere, va pur detto che i dati devono essere letti ed interpretati in modo completo e corretto. Specie quando l’oggetto dell’analisi è il grado di “impoverimento” di un Paese. Nel caso di specie, cioè i numeri del gioco in Italia, anche noi, come il gruppo editoriale citato, non possiamo che partire dai dati ufficiali del 2016 diffusi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le due tabelle che seguono riportano i dati di raccolta e di vincite ripartiti per le diverse tipologie di gioco, dati per altro riepilogati nella tabella 2, che evidenzia anche la spesa in milioni di euro, con riferimento all’anno 2016 ed all’intero territorio nazionale.

Tab. 1

Tab. 2

Tipologia di gioco

Raccolta il milioni di euro

Raccolta in %

Vincite in milioni di euro

Vincite in %

Spesa in milioni di euro

Giochi numerici a totalizzatore (SuperEnalotto)

1.580

1,6

849

53,7

731

Lotterie – nazionali e istantanee

8.981

9,4

6550

72,9

2.431

Bingo

1.602

1,7

1.119

69,8

483

Scommesse

9.279

9,7

7.977

86

1.302

Gioco a distanza

16.946

17,7

16.355

96,5

591

awp

26.324

27,4

18.841

71,6

7.483

Vlt

23.101

24,1

20.335

88

2.766

Lotto-dieci e lotto

8.093

8,4

5.025

62

3.068

Nella tab. 1 la torta rappresenta la raccolta totale nell’anno 2016 del gioco pubblico con vincita in denaro (fonte A.D.M.), mentre gli spicchi in cui è divisa rappresentano i songoli giochi in cui è ripartita l’intera torta del gioco pubblico con vincita in denaro. Nella tab. 2 sono riportati i dati relativi alle somme distribuite in vincite da ciascun gioco, la percentuale pagate in vincite rispetto alla raccolta e la spesa effettiva (giocato – vincite) sostenuta dagli italiani per ogni tipologia di gioco.

I numeri ci dicono che, a fronte di un giocato pari a circa 96 miliardi di euro, si sono registrati circa 77 miliardi di vincite, con una spesa reale pari a circa 19 miliardi di euro.
Di questo dato, che costituisce l’effettivo costo del gioco sostenuto dalla collettività, non può non tenersi conto. Il prodotto “gioco con vincita in denaro”, infatti, si differenzia dagli altri prodotti perché non esaurisce la sua funzione nel “piacere del consumo”, ma genera una sorta di “partita di giro” che restituisce alla comunità – o meglio ad una sua parte – una rilevante quota della spesa sostenuta.
Pur consapevole dei limiti delle analisi puramente statistiche, si può dire che, partendo dalla spesa reale di 19 miliardi ed ipotizzando una platea di 15 milioni di giocatori (compresi anche quelli non abituali), ciascuno di essi spenderebbe, in un anno, circa 1.266 euro.

Che detta somma non sia ”totalmente” irrisoria è evidente, ma è altresì evidente come la stessa debba essere “valutata” nel peculiare contesto sociale dell’attuale realtà. Negli anni ’70 spendere detta cifra a qualsiasi forma di “svago – divertimento – sfida di sorte, (ma anche in vestiti) – sarebbe stato sintomo di “follia” o di “lusso odioso”, mentre oggi è solo l’equivalente di “tante altre cose” (dalle multe che prende l’automobilista “medio” di una città metropolitana”, al costo di 15 sigarette al giorno).

Analogo ragionamento si può fare per ciascun settore di gioco, tenendo però conto che non sono disponibili, allo stato, studi precisi sulla platea di giocatori per le diverse categorie di giochi, e men che meno sulle stratificazioni per fasce di spesa effettiva ad esse. Quando saranno eventualmente disponibili, infine, occorrerà ulteriormente “tararli” sulla base della rilevanza dell’utenza “statisticamente non censibile”, ovvero quelle centinaia di migliaia di cittadini stranieri che tutti vediamo giocare, ma che non sono raggiungibili da questionari o altre forme di catalogazione statistica.

Ma i dati riportati rendono chiaro l’impatto del gioco, in termini di “impoverimento”, sulla comunità nazionale. È però altrettanto chiaro che si è ad un livello di analisi ancora troppo superficiale, che considera in modo indifferenziato e incompleto la collettività di riferimento. Utilizzando il portale citato in apertura, infatti, la spesa di gioco agli apparecchi da gioco lecito in una città come Milano porterebbe a quantificare in pochi centesimi al giorno la spesa pro-capite dei cittadini, mentre è evidente il fatto che non tutti i residenti accedano quotidianamente a detti prodotti.

Lo sforzo che uno studio serio deve fare, a mio parere, è quello di individuare nella platea di fruitori del gioco cluster specifici, e ripartire la spesa tra le categorie così definite. Al di là della suggestione dei grandi numeri, così come forniti dall’indagine richiamata in avvio, e che comunque devono essere riportati ad una interpretazione più aderente alla realtà, lo scenario che si deve aprire è quello di una corretta e costante collaborazione tra Istituzioni ed operatori del settore che, a valle di mirati interventi formativi e iniziative informative, consenta di individuare le situazioni patologiche ed intervenire.

L’operatore è l’avamposto dello Stato sul fronte del gioco e può e deve funzionare da presidio sia sul fronte sanitario che della legalità. È il soggetto più qualificato ad acquisire conoscenze e trasmetterle ai decisori, a patto che sia “formato” adeguatamente per tali obiettivi e formalmente coinvolto nel perseguirli.

Dott. Armando Iaccarino, responsabile del centro studi As.Tro

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