AS.TRO Assotrattenimento 2007

La parte II del contributo del Dott. Iaccarino (Centro Studi Astro) all’evento di ieri “Domani smetto!”

I tempi attuali sono caratterizzati da fenomeni sui quali l’analisi delle complessità connesse al gioco, e al gioco lecito in particolare, è fortemente in ritardo, anche e soprattutto sotto il profilo della previsione delle tendenze e delle connesse regolamentazioni.
Si pensi al Lootgaming, alle criptovalute, che in molti paesi vengono usate come strumenti di pagamento anche per il gioco, al fenomeno in via di crescente diffusione delle opzioni binarie, vere e proprie scommesse, sull’andamento dei titoli di borsa. Il mondo non si ferma al tabaccaio sotto casa o al bar dove si fa colazione; il mondo corre molto più veloce. Allora, forse, bisogna tornare a capire l’origine e le cause del pregiudizio sociale nei confronti degli apparecchi da gioco. Forse bisognerebbe analizzare la cassa di risonanza costituita dai media e dalla politica in un meccanismo di causa-effetto che ha fatto diventare un problema, pur serio e da affrontare, come IL PROBLEMA del paese in questo momento. Da una parte troviamo nei programmi elettorali di quasi tutti i partiti interventi di contrasto alla dipendenza dal gioco d’azzardo poco originali e contraddittori; forse perché in assenza di comprensione e capacità nell’affrontare altri problemi, questo sembra più facile e dà lustro. Dall’altra recenti studi dimostrano che il problema del gioco d’azzardo non è nella top ten dei problemi che la gente sente (così NOMISMA). Solo circa il 3% del campione interrogato ha attribuito particolare risalto al tema a fronte di argomenti come il lavoro, la sicurezza ecc. che sono i temi segnalati come allarmi sociali. Tutto questo per dire che va mutato l’approccio al tema della dipendenza dal gioco d’azzardo per sperare di essere efficaci, lasciando da parte la superficialità e prendendo la strada dell’approfondimento e della conoscenza. Allora, a parer mio, viene evidente che i temi da privilegiare sono i seguenti: 1) mantenimento del sistema del gioco pubblico; smantellarlo vorrebbe dire regalare l’intero settore alla malavita ed abbandonare a se stessi i giocatori affetti dal disturbo; 2) potenziamento degli interventi di innovazione tecnologica; gli apparecchi stessi possono fornire indicazioni e porre vincoli a comportamenti in eccesso; la awp di nuova generazione, che ancora tarda ad essere avviata, nonostante progettata e regolamentata sin dal gennaio 2016, contiene in sè una serie di elementi mirati a contrastare il giocatore patologico, in linea con quanto consigliato dall’Osservatorio; 3) incremento delle iniziative di informazione, sia attraverso la messa a disposizione dei dati rilevanti raccolti nelle banche dati pubbliche, sia attraverso iniziative e messaggi di prevenzione dedicati particolarmente alle fasce deboli della popolazione; 4) qualificazione degli operatori della filiera e degli organi pubblici di controllo attraverso specifici corsi di formazione che, oltre alla illustrazione dei prodotti e delle regole, fornisca elementi di conoscenza e di intervento su comportamenti problematici, da parte di docenti di specifica competenza. Iniziative del genere sono già state avviate in varie zone d’Italia in particolare da AS.TRO con lusinghieri risultati. Inviterei, infine, a riflettere sulla possibilità di definire una rete sul territorio sottoposta a rigorose forme di controllo, che, come avviene ad esempio per i prodotti del tabacco, costituisca presidio pubblico e possa garantire il rispetto delle regole. Sarebbe una strategia che consentirebbe la presenza sul territorio dell’offerta dei prodotti di cui si parla in maniera rigorosa e controllata, senza ricorso a distanziometri, se non tra gli esercizi che offrono il prodotto, riducendo quindi comunque l’eccessiva visibilità sul territorio e rispettando parametri di decoro urbano. Un modello, questo, che avrebbe il pregio di rifarsi ad un esempio che ha funzionato e funziona da circa ottant’anni e che si caratterizza (tale modello) per costituire ormai una rete utilizzata per svariati servizi di interesse pubblico. Sperando di non essere risultato noioso, concludo con una necessaria riflessione su un aspetto negativo delle politiche proibizioniste fin qui sottovalutato. Oltre che espellere dal sistema un settore economico (cosa a memoria mai avvenuta nel nostro paese), con le inevitabili conseguenze sui livelli di occupazione, gli interventi di tipo proibizionista stanno risultando premianti nei confronti di quei soggetti che mal si sono adattati al sistema di regole che chiamiamo “gioco pubblico”. Sono invece penalizzati quegli operatori che hanno aderito al nuovo sistema e ne sono diventati la spina dorsale, privilegiando la legalità ad ogni altro tipo di parametro imprenditoriale; e legalità vuol dire anche creare il terreno per contrastare i comportamenti eccessivi e quindi, anche, le dipendenze. Mi sembra di poter dire che, proseguendo sulla strada che alcuni enti locali hanno intrapreso, si vada verso una vittoria di Pirro.

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