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Il futuro del gaming tra tecnologia e restrizioni normative

Il comparto del gaming continua ad evolvere, giorno dopo giorno, di pari passo con lo sviluppo della tecnologia. Nonostante le restrizioni imposte dalle normative nazionali e territoriali che impongo limiti alle imprese. Di questo si discute alla fiera Enada di Roma in un dibattito promosso da GiocoNews.it mirato proprio all’evoluzione dell’offerta di gioco, tra online e retail. Ovvero, guardando alla multicanalità, quale strategia di sviluppo (e, in alcuni casi, di salvezza) per le aziende del settore.

“Di multicanalità si parla da tempo, nel nostro settore, e anche se il traguardo del cosiddetto ‘omnichannel’ può apparire per certi versi ancora distante per molti operatori, non significa che non si sia fatto nulla. Anzi, al contrario, sono in atto molteplici cambiamenti e nuovi sviluppi che stanno creando nuove opportunità”, spiega Marco Castaldo, amministratore delegato di Microgame, tra i relatori del dibattito. Uno dei temi affrontati nel dibattito è anche l’impatto del Decreto Dignità sul settore con multicanalità che sembra offrire una soluzione o comunque un’opportunità.

“La multicanalità permette l’integrazione tra gli operatori e tra i due canali valorizzando e rendendo strategica la rete di affiliazione a terra”, aggiunge Castaldo sottolineando anche l’azione di “democratizzazione” operata sul settore dal Decreto Dignità visto che prima del “ban” totale della pubblicità il mercato era drogato da un eccesso di promozione dei grandi big del settore che investivano capitali immensi in pubblicità mettendo all’angolo i soggetti più piccoli”.

Secondo Ludovico Calvi, consulente e presidente di Global lottery monitoring system, inoltre, “L’Italia, anche se non ce ne rendiamo conto fino in fondo, rappresenta un incredibile laboratorio che continua ad essere di riferimento nel mondo. Per questo anche di fronte alle restrizioni imposte dal Decreto Dignità, l’operatore italiano saprà trasformare il limite in opportunità. Per esempio stiamo già vedendo che un operatore online ‘puro’ oggi è costretto a cercare un partner terrestre per poter stare sul mercato e questo apre un nuovo scenario diverso da tutti gli altri mercati europei e mondiali”.

In ogni caso il passaggio non sarà così semplice: o, almeno, non nell’immediato. Ne è convinto Domenico Mazzola, direttore commerciale di Altenar: “Non sono così sicuro che l’evoluzione sia necessariamente orientata verso l’omnichannel – spiega – credo invece che si andrà a specializzare l’esperienza del retail attraverso quella dell’online. Questo perché, almeno ragionando nel breve periodo, ci sono delle differenze ancora radicate tra i due segmenti. È evidente a tutti che il punto vendita terrestre, ad oggi, è frequentato molto da soggetti anche più avanti in età che amano frequentare quella determinata location anche per socializzare e scambiare quattro chiacchiere con amici e conoscenti. Mentre invece il segmento online è caratterizzato, in genere, da utenti più giovani e avvezzi all’uso di certe tecnologie e comunque più orientati alle giocate personali, magari anche in live seguendo la partita da casa. Ci sono poi anche delle caratterizzazioni in base alla territorialità, con determinate zone geografiche o particolari città in cui il punto vendita di prossimità rappresenta qualcosa di difficilmente sostituibile, per un’impostazione culturale e una determinata tradizione”. Per questo, secondo Mazzola, “chi si specializzerà nel creare soluzioni ad hoc per le varie esperienze in uso avrà maggiori possibilità di successo. Almeno finché continueranno a esistere determinate differenze”. Ma non è tutto. C’è anche il contesto nazionale a influire sugli sviluppi, “rallentandoli inevitabilmente – secondo il responsabile Altenar – visto che – soprattutto in Italia – le condizioni politiche e normative cambiano repentinamente e diventa difficile anche parlare di sviluppi guardando avanti negli anni. Considero quindi più utile puntare sulla specializzazione, dedicando risorse allo sviluppo di specifiche soluzioni adatte al proprio business. Che l’esperienza d’uso sia la stessa, non è poi, in fondo, così vero. Almeno non per tutti”.

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