AS.TRO REPLICA AL QUOTIDIANO LA STAMPA
Pubblichiamo di seguito la lettera di replica inviata al Direttore responsabile del quotidiano La Stampa, in riferimento all’articolo apparso sull’edizione del 5 settembre scorso, dal titolo << Gioco d’azzardo, affari per 165 miliardi di euro>>.
“Bologna, 7 settembre 2026
Egregio Direttore
del quotidiano “La Stampa”
Dott. Antonio Di Rosa
OGGETTO: Articolo pubblicato il 5 settembre 2026 con il titolo “Gioco d’azzardo, affari per 165 miliardi di euro”.
Egregio Direttore,
in veste di associazione di rappresentanza degli operatori del gioco lecito (aderente a Confindustria SIT) intendiamo replicare all’articolo, a firma di Sandra Riccio, pubblicato il 5 settembre u.s. su La Stampa, con il titolo “Gioco d’azzardo, affari per 165 miliardi di euro”.
Segnaliamo, preliminarmente, un’inesattezza che, rappresentandone la premessa, si riverbera sull’intera enfasi allarmistica che traspare dall’articolo: contrariamente a quanto si lascia intendere, non è vero che gli italiani, nel 2025, hanno speso per il gioco lecito la cifra media di 3.340 euro pro capite.
Infatti, per calcolare la spesa sostenuta dai giocatori occorre sottrarre dalla raccolta (le somme puntate) gli importi tornati nella disponibilità dei giocatori per effetto delle vincite.
Sulla base di questo criterio, suggerito da elementari principi logici e ufficialmente utilizzato dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, emerge che nel 2025 gli italiani hanno speso per il gioco lecito (sia on line che fisico) 21,8 miliardi complessivi (e non 165 miliardi, come riportato nell’articolo), il che corrisponde ad una spesa annua pro capite pari a 371 euro (1,01 euro al giorno) e non, come riportato nell’articolo, a 3.340 euro pro capite.
Per quanto riguarda il tema della dipendenza da gioco, anch’esso affrontato nell’articolo, si tratta di un problema reale che non intendiamo in alcun modo sottovalutare.
Le istituzioni competenti, insieme agli operatori del settore, sono chiamate ad affrontarlo con strumenti efficaci, fondati su dati corretti e su un approccio equilibrato.
Rispetto a questa finalità, non aiuta affermare in modo apodittico, come avviene nell’articolo, che un milione e mezzo di famiglie sarebbero toccate dalla dipendenza, senza indicare la fonte da cui tale dato sarebbe stato ricavato.
Del resto, non esiste una banca dati ufficiale in grado di rappresentare con precisione l’effettiva estensione del fenomeno.
Per colmare questa lacuna conoscitiva, la nostra associazione, avvalendosi del contributo di “Dataroom – Nexus”, sta interpellando tutte le aziende sanitarie presenti sul territorio nazionale mediante istanze di accesso civico generalizzato. L’obiettivo è quello di quantificare il numero di persone prese in carico dai servizi competenti per il trattamento delle dipendenze.
Dalla ricerca emerge che, nel 2024, in Italia le persone in cura per dipendenza da gioco erano circa 18 mila. I dati relativi al 2025 sono ancora in fase di elaborazione.
Nel corso dell’articolo viene poi messo in discussione il ruolo del gioco legale come argine al gioco illegale e si fa riferimento alla relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia da cui risulterebbero infiltrazioni della criminalità organizzata nel circuito legale.
A nostro parere, il rapporto tra gioco legale e gioco illegale deve essere affrontato su due piani distinti, che è opportuno tenere separati.
Da un lato, non si può negare che la presenza di un’offerta legale nel mercato del gioco contribuisca a sottrarre alla criminalità una parte rilevante delle risorse che gravitano in questo settore, indirizzandole verso un circuito regolato e verso le casse dello Stato. Allo stesso modo, il gioco lecito offre ai giocatori la possibilità di rivolgersi a un mercato controllato e regolamentato, in alternativa a un’offerta illegale che, proprio perché spesso gestita da organizzazioni criminali, espone inevitabilmente a maggiori rischi sotto il profilo dell’affidabilità, della trasparenza e della tutela del giocatore.
Quanto al tema delle infiltrazioni mafiose all’interno del circuito legale, un serio approfondimento, libero da intenti denigratori nei confronti di un’intera categoria imprenditoriale, non avrebbe dovuto prescindere da un’analisi comparativa dell’incidenza di tali fenomeni nei diversi settori che compongono il sistema economico italiano.
Resta fermo, in ogni caso, che il sistema del gioco pubblico legale, proprio in funzione della prevenzione delle infiltrazioni mafiose e dei fenomeni di riciclaggio, è assoggettato a una fitta rete di presidi normativi e a un rigoroso sistema di controlli, difficilmente riscontrabili con analoga intensità in altri settori economici.
Siamo molto attenti nel verificare i dati pubblicati dalla stampa perché stiamo affrontando la fase di riforma che sta coinvolgendo il comparto del gioco lecito. La pubblicazione di dati non veritieri rischia, quindi, di compromettere migliaia di posti di lavoro e ingenti risorse erariali: c’è una differenza, infatti, tra l’affrontare la riforma di un settore parlando di una spesa pro capite per il gioco di 3.340 euro anziché dei 371 euro reali oppure di un 1,5 milioni di malati per dipendenza da gioco a fronte del dato reale che è rappresentato dalla cifra di 18 mila malati.
RingraziandoLa per l’attenzione accordataci e rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento, porgiamo i nostri migliori saluti.
As.Tro – Confindustria SIT
Il Presidente
Massimiliano Pucci”

