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ALLARME CGIA: L’ ARTIGIANATO NON REGGE L’URTO DEL COVID. UN NUOVO LOCKDOWN SAREBBE IL COLPO DEL KO

  • 24 ott 2020
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 18 ott 2024

24 Ottobre 2020


Anche a causa del Covid, l’artigianato è sempre più in affanno. Nei primi 6 mesi di quest’anno le imprese del settore sono diminuite di 4.446 unità; facendo scendere il numero complessivo presente in Italia a quota 1.291.156.


Sia nel I (-10.902) che nel II trimestre 2020 (+6.456) i saldi1 sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni2, a conferma che l’artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l’urto dello shock pandemico. E se fosse proclamata una nuova chiusura totale del Paese, molto probabilmente assisteremmo al colpo del definitivo KO. A lanciare l’allarme è la CGIA. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:


“Un nuovo lockdown generalizzato darebbe il colpo di grazia ad un settore che da 11 anni a questa parte sta costantemente diminuendo di numero. Dal 2009, infatti, hanno chiuso definitivamente la saracinesca 185 mila aziende artigiane. Questo ha avviato la desertificazione dei centri storici e delle periferie, contribuendo a peggiorare il volto urbano delle nostre città che, anche per questa ragione, sono diventate meno vivibili, meno sicure e più degradate. Sia chiaro: soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anche se è necessario un imminente intervento pubblico almeno per calmierare il costo degli affitti, ridurre le tasse, soprattutto quelle locali, e facilitare l’accesso al credito. Nonostante i prestiti erogati con il decreto liquidità, sono ancora tantissime le imprese artigiane che non trovano ascolto presso le banche, con il pericolo che molte di queste finiscano nella rete tesa dagli usurai”.


  • Le nuove regole europee sul credito provocheranno un altro credit crunch

La difficoltà di accedere al credito bancario da parte delle piccolissime aziende potrebbe addirittura peggiorare a partire dal 2021. Sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason:

“Dal prossimo 1° gennaio, le banche italiane applicheranno le nuove regole europee sulla definizione di default. Queste novità stabiliscono criteri e modalità più restrittive rispetto a quelli finora adottati. Altresì, è previsto che le banche definiscano inadempiente colui che presenta un arretrato consecutivo da oltre 90 giorni, il cui importo risulti superiore sia ai 100 euro sia all’1 per cento del totale delle esposizioni verso il gruppo bancario. Se dovesse superare entrambe le soglie, scatterà la segnalazione presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia che, automaticamente, bollinerà l’imprenditore come cattivo pagatore, impedendogli così di poter disporre per un determinato periodo di tempo dell’aiuto di qualsiasi istituto di credito. Una situazione che rischia di interessare tantissime partite Iva che tradizionalmente sono a corto di liquidità e con grosse difficoltà, soprattutto in questo momento, a rispettare i piani di rientro dei propri debiti bancari”.


Altresì, questa nuova definizione di default spingerà le banche a tenere un comportamento molto “prudente” nei confronti dei clienti. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, registreremo senz’altro una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare gli effetti negativi degli Npl, infatti, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Insomma, per tantissime Pmi è in arrivo una nuova stretta creditizia.


  • In tempo di Covid, tiene solo l’edilizia

Se torniamo ad osservare i dati relativi alla nati-mortalità delle imprese artigiane, il fortissimo calo registrato dal saldo relativo al primo trimestre (-10.902), è stato solo in parte recuperato nel secondo (+6.456): trend, comunque, che si verifica puntualmente quasi ogni anno, anche se va sottolineato che la ripresa avvenuta nel secondo trimestre è in massima parte ascrivibile alle costruzioni. Questo comparto, infatti, ha registrato un saldo pari a +3.863 che incide per il 60 per cento circa sul dato nazionale del secondo trimestre. Se, in questo periodo di Covid, i settori tradizionali dell’artigianato continuano a soffrire, l’edilizia, invece, è in netta controtendenza. In attesa di elementi che ci consentano di elaborare un’analisi più approfondita, a nostro avviso le ragioni di questo incremento sono riconducibili a due aspetti: il primo è legato all’apporto dato dai neoimprenditori di nazionalità straniera; il secondo dall’introduzione del superbonus del 110 per cento che, molto probabilmente, ha innescato delle aspettative positive tra gli addetti ai lavori del comparto casa, a tal punto da spingere molti dipendenti a mettersi in proprio.


  • Male in Nord, bene Napoli e soprattutto Roma

Nei primi 6 mesi dell’anno le regioni che hanno subito i saldi negativi più importanti sono state quelle del Nord: Lombardia (-1.244), Emilia Romagna (-881), Veneto (-687) e Piemonte (-455). In controtendenza, invece, vanno segnalati gli score conseguiti dal Trentino Alto Adige (+118),dalla Campania (+345) e dal Lazio (+509); regioni, tra l’altro, che nella primavera scorsa sono state solo sfiorate dal Covid. A livello provinciale, infine, Milano (-261), Vicenza (-204) e Bologna (-192) sono state le realtà che hanno sofferto di più la diminuzione del numero delle imprese artigiane, mentre le situazioni più virtuose si sono verificate a Bolzano (+120), Napoli (+390) e Roma (+629).

Tab. 1 – Nati-mortalità imprese artigiane (per regione)

(I semestre 2020)

Regioni e ripartizioni


(dati relativi al I SEMESTRE 2020)

ISCRITTE (A)

CESSATE (B)

SALDO (A-B)

LOMBARDIA

7.894

9.138

-1.244

EMILIA ROMAGNA

4.066

4.947

-881

VENETO

4.070

4.757

-687

PIEMONTE

4.129

4.584

-455

TOSCANA

3.677

4.042

-365

MARCHE

1.404

1.681

-277

ABRUZZO

939

1.212

-273

FRIULI VENEZIA GIULIA

880

1.097

-217

SARDEGNA

1.011

1.212

-201

PUGLIA

2.236

2.419

-183

SICILIA

2.161

2.343

-182

UMBRIA

646

781

-135

BASILICATA

263

378

-115

CALABRIA

969

1.057

-88

MOLISE

173

247

-74

LIGURIA

1.567

1.593

-26

VALLE D’AOSTA

155

170

-15

TRENTINO ALTO ADIGE

986

868

+118

CAMPANIA

2.864

2.519

+345

LAZIO

3.696

3.187

+509

ITALIA

43.786

48.232

-4.446

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati camerali

Tab. 2 – Nati-mortalità imprese artigiane (per provincia)

(I semestre 2020)

PROVINCE


(dati relativi al I semestre 2020)

ISCRITTE (A)

CESSATE (B)

SALDO (A-B)

MILANO

2.373

2.634

-261

VICENZA

734

938

-204

BOLOGNA

835

1.027

-192

MANTOVA

346

535

-189

FIRENZE

887

1.066

-179

BRESCIA

1.039

1.217

-178

TORINO

2.224

2.375

-151

MODENA

721

862

-141

UDINE

391

518

-127

BERGAMO

976

1.102

-126

PADOVA

809

925

-116

BARI

770

884

-114

TREVISO

697

809

-112

AREZZO

285

394

-109

ORISTANO

0

104

-104

VARESE

669

773

-104

PERUGIA

503

604

-101

GENOVA

763

857

-94

FORLI’ – CESENA

342

435

-93

COMO

514

605

-91

FOGGIA

286

377

-91

PIACENZA

175

266

-91

PESARO E URBINO

328

418

-90

ROVIGO

178

268

-90

CUNEO

631

717

-86

RAVENNA

303

389

-86

POTENZA

158

243

-85

PESCARA

231

315

-84

REGGIO EMILIA

713

795

-82

FERRARA

292

373

-81

PARMA

339

417

-78

PAVIA

445

521

-76

SALERNO

586

661

-75

ALESSANDRIA

350

424

-74

TERAMO

256

329

-73

CHIETI

255

323

-68

MACERATA

318

385

-67

PORDENONE

217

284

-67

VENEZIA

652

718

-66

MONZA E BRIANZA

749

814

-65

FERMO

200

264

-64

LODI

141

205

-64

ASCOLI PICENO

144

204

-60

CAGLIARI

412

469

-57

VERONA

859

914

-55

LATINA

311

363

-52

L’AQUILA

197

245

-48

RIETI

108

156

-48

COSENZA

339

384

-45

GORIZIA

93

138

-45

BELLUNO

141

185

-44

CAMPOBASSO

117

161

-44

NOVARA

312

352

-40

ASTI

193

230

-37

PALERMO

379

416

-37

RIMINI

346

383

-37

TRAPANI

211

248

-37

PISTOIA

328

364

-36

LECCO

258

293

-35

CATANIA

514

548

-34

NUORO

198

232

-34

TERNI

143

177

-34

VERBANIA

126

160

-34

VITERBO

262

296

-34

PISA

383

416

-33

CREMONA

247

279

-32

MASSA CARRARA

170

202

-32

CALTANISSETTA

70

101

-31

ISERNIA

56

86

-30

MATERA

105

135

-30

SIENA

237

265

-28

CATANZARO

191

218

-27

PRATO

421

448

-27

SONDRIO

137

160

-23

AGRIGENTO

158

180

-22

ENNA

78

100

-22

BIELLA

149

170

-21

AVELLINO

274

292

-18

VIBO VALENTIA

84

102

-18

AOSTA

155

170

-15

LA SPEZIA

199

214

-15

VERCELLI

144

156

-12

BENEVENTO

141

152

-11

CROTONE

82

93

-11

MESSINA

350

360

-10

SASSARI

401

407

-6

RAGUSA

205

209

-4

TARANTO

267

271

-4

TRENTO

418

420

-2

ANCONA

414

410

+4

BRINDISI

218

206

+12

REGGIO DI CALABRIA

273

260

+13

FROSINONE

341

327

+14

LECCE

695

681

+14

SIRACUSA

196

181

+15

LUCCA

418

401

+17

SAVONA

334

317

+17

LIVORNO

293

274

+19

TRIESTE

179

157

+22

GROSSETO

255

212

+43

CASERTA

409

350

+59

IMPERIA

271

205

+66

BOLZANO

568

448

+120

NAPOLI

1.454

1.064

+390

ROMA

2.674

2.045

+629

ITALIA

43.786

48.232

-4.446

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati camerali

1 Differenza tra iscrizioni e cessazioni presso l’Albo delle imprese artigiane.

2 La comparazione, ovviamente, è con i saldi del I e del II trimestre delle annualità dal 2010 in poi


 
 

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